Legge federale sui giochi in denaro (LGD)

Giochi online: gli oppositori lanciano il referendum

La legge di riferimento è criticata dalle sezioni giovanili di diversi partiti e da alcuni parlamentari

La nuova legge federale che disciplina i giochi in denaro (LGD) apre la strada a censure in internet, favorisce l'isolamento digitale e ha un carattere protezionistico. È quanto sostengono le sezioni giovanili di diversi partiti e alcuni parlamentari, che hanno lanciato oggi ufficialmente un referendum contro la normativa adottata a fine settembre dal Parlamento. La nuova legge prevede, tra le altre cose, un blocco generalizzato degli accessi a pagine straniere di giochi online in denaro per meglio proteggere gli utenti e favorire i gestori di strutture legali basate in Svizzera.

In occasione di una conferenza stampa comune a Berna tre diversi gruppi hanno presentato le loro differenti motivazioni per la raccolta firme. In comune hanno la volontà di salvaguardare la libertà in internet. A battersi contro le nuove disposizioni sono il «Comitato contro la censura di internet e il blocco digitale», composto dalle sezioni giovanili del PLR, dell'UDC e dei Verdi liberali, quello parlamentare interpartitico e quello dei giovani Verdi.

«Le Camere intendono dettare ai cittadini quali siti hanno il diritto di consultare», ha denunciato la giovane Verde liberale Anaïs Grandjean, copresidente del primo gruppo. La normativa permette infatti ai casinò svizzeri di proporre giochi anche online, ma blocca i siti stranieri. «Non conosco nessuna legge attraverso la quale un settore si prende così tanti privilegi come lo fanno i casinò con questa legge», ha detto il consigliere nazionale Philippe Nantermod (PLR/VS), presidente del comitato interpartitico.

Nantermod deplora la chiusura nei confronti della concorrenza estera e mette in guardia su future possibili estensioni ad altri settori: «bloccheremo l'accesso a Zalando - la più grande piattaforma di vendita online di abbigliamento in Europa -, con il pretesto che non paga le imposte in Svizzera? Vieteremo i pagamenti online con Paypal per proteggere le banche svizzere?».

La legge apre la porta ad altre misure dello stesso tipo, ha aggiunto il consigliere nazionale Beat Flach (PVL/AG). «Ciò che inizia con il gioco online può rapidamente condurre a una censura nel settore della musica o dei film», ha aggiunto dal canto suo Luzian Franzini, presidente dei giovani Verdi.

A sostenere i comitati vi è anche il settore dell'economia digitale. «Bloccare alcuni siti indebolirebbe la lotta alla criminalità informatica e incoraggerebbe i cittadini a installare programmi per aggirare il divieto, ha affermato Jean-Marc Hensch, direttore dell'Associazione economica svizzera della tecnica d'informazione, comunicazione e organizzazione (Swico). «»Il polo elvetico della ricerca e delle start-up sarebbe minacciato».

A partire da oggi, gli oppositori hanno tempo fino al 18 gennaio 2018 per raccogliere le 50,000 sottoscrizioni necessarie. Se il referendum avrà successo, gli svizzeri potrebbero essere chiamati a pronunciarsi già in giugno.

L'organizzazione Digitale Gesellschaft ha comunicato ieri che intende sostenere il referendum attraverso un'alleanza a sé stante costituita con il Partito Pirata, la Internet Society Switzerland e l'associazione di haker Chaos Computer Club Suisse (CCC-CH).

Webauftritt gestaltet mit YAML (CSS Framework), Contao 3.5.27 (Content Management System) und PHPList (Newsletter Engine)

Copyright © 2006-2017 by grundrechte.ch